Le donne giocano d’azzardo. Numeri inquietanti

Uomini giocano 43489

Fino a qualche tempo fa, questa febbre colpiva quasi soltanto gli uomini, ma i tempi sono cambiati e il contagio ora colpisce indistintamente. La ludopatia, questo il nome della febbre del gioco, va considerata una malattia e ha le caratteristiche delle dipendenze. La vincita o la sconfitta devono essere vissute rapidamente, non ci deve essere tempo di pensare troppo: o si vince o si perde.

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Col risultato che esci di casa approssimativamente tutti i giorni a buttare cielo nel tuo vizio. Dopotutto una attinenza è una droga, ti addormenta. Ti isola dal resto dei pensieri dolorosi, nei quali ti piace dimenticare di avere una vita, delle responsabilità e forse anche una famiglia che ha bisogno di te. Capisci il perchè entrambe le affermazioni sono problematiche? Perchè in un certo senso sono vere entrambe, e false entrambe.

Un nuovo inizio

Slideshare uses cookies to improve functionality and performance, and to provide you with relevant advertising. If you continue browsing the site, you agree to the use of cookies on this website. See our User Agreement and Privacy Policy. See our Privacy Policy and User Agreement for details. Published on Sep 20, La ricerca sul accaduto del gioco online in Italia: esibizione dei principali risultati della sesta wave condotta a Giugno SlideShare Explore Search You. Submit Search. Successfully reported this slideshow.

Posso smettere da solo / non posso smettere da solo

A cura di Elena Asti. Il divertimento non è sempre pericoloso, molte persone giocano in modo responsabile. Il dilemma insorge quando si manifesta un caparbio bisogno di giocare e aumentano in modo progressivo il tempo ed il denaro impegnati nel gioco, fino a condizionare in modo significativo tutti gli altri ambiti della vita la congregazione, il lavoro, il tempo libero. Si inizia ad investire al di addosso delle proprie possibilità economiche, e per il gioco, si arriva a disinteressarsi gli impegni quotidiani acquisendo anche ritmi di sonno irregolari. Spesso il atleta non ha la consapevolezza di beni un problema, ma la patologia è presente.

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